VIII EDITORIALE

PANTA REI

PORTULANO Pier Luigi Aldinucci
LUCI & COLORI Veronica Gatti
MACCHIA Tiziano Fratus
EROS & GOLA Pescaria
MATERIAE Riccardo Emanuele

Ho aspettato trentadue anni per amare il mare. Ho atteso con calma, felice di stare altrove. Quando l’ho vista per la prima volta ne ho studiato i confini, il moto ondoso, il sapore inatteso dell’aria. Ma l’odore di Pantelleria che mi ha squarciato il cuore è quello di pipa. Mesi dopo l’incendio che ha bruciato la chioma di Pantelleria le sue rocce laviche sono diventate più nere e le vigne dei passiti sono diventate oro nero. L’odore di legno bruciato di Pantelleria è lo stesso della pipa appena spenta di mio padre, quella in cui il legno assorbiva il tabacco, il fumo s’insinuava nelle venature del legno forte, quello che non teme di essere bruciato e aspirato. Pantelleria è un luogo comune in cui cadere è facilissimo. Il suo verde non esiste. Il suo concetto di natura feroce è l’attesa, quella dell’uva che invecchia al sole e dà vita al siero di eterna ubriacatura, il passito.

 

A Pantelleria gli scogli ospitano i fichi d’india ma con solenne distacco, le sue mani calde sono quelle di un mare blu che non ha eguali. Non è azzurro: è blu, perennemente blu. Il blu è così bello che è inaccessibile. Il verde è così raro che lo troverete a squarciare montagne scovate dalla barca: un verde che ha tutta la grazia di una pietra dura preziosa. Solo nascosta su pareti alte quaranta metri. Il verde di Pantelleria è quello che rende felice un motociclista cresciuto a due tornanti dalle colline del Chianti che sa sorprendersi ai piedi della Grande Montagna mentre guida un motorino scassato e scova vigne su vigne, tenute su tenute, apparentemente abbandonate da secoli. A Pantelleria il vento fa il suo giro (cit. Ken Loach) perché vi porta in giro, non vi darà sosta, piegherà cespugli crespi come capricciose dive del soul e farà venire il mal di testa. Gonfierà le tempie e vi chiederà di tornare. Più innamorati di prima.

 

A Pantelleria il verde è quello che si chiama cappero: un gusto aspro o dolce, a seconda del momento della giornata in cui lo mangerete. A Pantelleria il verde è quello che insegui per le strade che non conosci, tra serpenti neri come la pece e tramonti in cui imparare a riconoscere il rosa che esiste in natura e non esiste nella vita fatta di metropolitane e pelle secca. A Pantelleria le milanesi da radicali libere sono di casa. Hanno dammusi come magioni, hanno sentieri costellati di amici che arrivano, visitano e siestano. Ma non vinceranno: non vi è colonizzazione nell’isola più colonizzata del Mediterraneo. I fenici la chiamavano Yrnm, l’isola degli uccelli starnazzanti, i romani diffusero i loro bagni termali come degna sepoltura della loro libido. E Pantelleria ospitò tutto con pazienza e sagacia: essere una spugna di culture da far eruttare attraverso i suoi principi vulcanini.

 

A Pantelleria intoni canzoni che non conosci, mangi sardine in scatola mentre guardi che rientrino le barche azzurre dal porto di Scauri, ascolti il vento fischiare e inizi a dormire alle nove di sera, ti tuffi alle sette di mattina e non hai ancora capito dove guardare l’orizzonte per trovare la vicina Tunisia. Dai fari di Pantelleria nascono idee libere, dalle terre baciate con troppa veemenza dal sole spuntano i diamanti per cous cous di verdure. A Pantelleria ordini un occhione per assaporarlo la prima volta, ricordarlo, tornare a mangiarlo con i piedi nudi e la pelle scottata, magari dopo aver grigliato il pesce sotto a un temporale estivo. Il verde di Pantelleria è nel suo equilibrio scostante e pericoloso: quello del primo e ultimo amore.

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News  |  Vanessa Cavallaro  |  8 September 2016

TRAMAGLI | Vanessa Cavallaro

Alla ricerca di eccellenze legate alla lavorazione del vetro Scene Mediterranee incontra Vanessa Cavallaro, appassionata artista di Altare. Raccogliendo l’eredità famigliare e di generazioni di lavoratori che si sono succeduti nella cittadina ligure divenuta universalmente nota, come sempre succede un pò per leggenda un pò per storia documentata, come “città del vetro”, propone la tipica lavorazione ad incisione per mezzo della ruota.

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Perpetua Gioiello

Una vera rivoluzione nel mondo della scrittura perché con Perpetua, per la prima volta, viene utilizzata polvere di grafite riciclata che, abbinata ad uno speciale polimero, acquisisce durezza, resiste agli
urti e non sporca le mani. Perpetua è un brevetto registrato di prodotto e di processo produttivo ed è, l’unica matita 100% made in Italy.

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